Tratto da "Il Vigile Urbano" n.10/2000 pag.1169
Maggioli Editore
IL PROBLEMA SANITARIO DEI PICCIONI
di
Dario Culot
Sommario: 1.Introduzione - 2.Piccioni
e pericoli sanitari. - 3.Normativa. - 4.Rimedi.
1. Introduzione
L'uccello forse più comune, seppur con tinte di mantello diverse, che
abita le nostre città è il piccione. Più esattamente chiamiamo piccione
l'uccello che popola le nostre piazze; colombo l'uccello viaggiatore;
colomba l'uccello bianco, quello della pace; tortora e colombaccio sono
invece le uniche specie cacciabili (1).
È a tutti noto come il piccione, una volta attrattiva turistica di alcune
città, si sia ben adattato e moltiplicato in quasi tutti i grandi centri
urbani. L'aumento impressionante del numero di piccioni che si è registrato
in molte città è dovuto a molteplici fattori: l'assenza di predatori naturali
in primo luogo; ma anche la presenza di luoghi adatti alla nidificazione,
il clima favorevole, l'abbondanza di cibo.
Tutti sono a conoscenza dei problemi estetico ambientali che sono causati
dalle deiezioni di questi animali. Pochi sono, invece, informati dei problemi
sanitari che interessano non solo la stessa comunità avicola, ma anche
tutti i cittadini.
In effetti, la gente, quand'anche esprima una qualche preoccupazione nei
riguardi demografici dei piccioni, è scarsamente informata dei problemi
sanitari, ed è comunque contraria a misure drastiche di controllo quali
la cattura, la deportazione o la soppressione (2).
Tutti, però, invocano il benessere dell'animale e la tutela sanitaria
della città. Pochi esasperati ricorrono al veleno, il che non migliora
la situazione, perché l'area eventualmente resa libera viene rapidamente
rioccupata da altre colonie provenienti dalle zone limitrofe.
I tentativi di sterilizzazione adottati da qualche comune, volti a limitare
le nascite, hanno dato risultati sconfortanti sia per i tempi lunghi,
sia per gli alti costi, sia per la contaminazione ambientale quando si
usano prodotti ormonali o chemioterapici.
E' tutta ancora da valutare l'efficacia dei dissuasori ottici (3),
mentre non sembra abbia avuto grande successo l'utilizzo dei dissuasori
acustici (4).
2. Piccioni
e pericoli sanitari.
Un piccione vive normalmente circa 5-6 anni, e raggiunge la maturità sessuale
già dopo mezzo anno di vita. La femmina depone due uova alla volta, fino
anche a dieci volte all'anno. La percentuale di sopravvivenza dei piccoli
non raggiunge il 50%, ma ciononostante il potenziale incremento di una
coppia è di circa il 300% l'anno (con 6-8 figli).
Questo incremento continuo della popolazione avicola deprime lo stato
di salute della comunità, con conseguente aumento del pericolo sanitario.
La riproduzione continua avviene in spazi ristretti, sovraffollati, spesso
già ricoperti da escrementi, polveri e carcasse in putrefazione. In questi
nidi si moltiplicano le zecche, le pulci, gli acari e i topi. Questo pericolo
sanitario è aggravato dall'alimentazione poco equilibrata (in prevalenza
rifiuti organici e pane), con conseguenti carenze nutrizionali, il che
porta come in un circolo vizioso all'avitaminosi, alla parassitosi e alle
malattie.
Esiste per l'uomo sia un pericolo sanitario indiretto che un pericolo
diretto.
Il pericolo indiretto è causato dall'accumulo di materiale organico che
costituisce il substrato ottimale per lo sviluppo di microrganismi patogeni
(5) per l'uomo. Il pericolo non è particolarmente
elevato, in quanto occorrerebbe che l'uomo o ingerisca accidentalmente
- anche mediante inalazione (ad es. durante lavori di pulizia) delle particelle
di guano di piccione contenenti ad es. clamidie (micro organismi che possono
sopravvivere a lungo). Comunque è accertato che il pulviscolo proveniente
da nidi e guano può essere causa di polmoniti allergiche.
Più grave per l'uomo è, invece, il pericolo diretto dato dalla possibile
invasione di argas reflexus (la zecca dei piccioni) (6):
trattasi di parassita tipico dei volatili, per cui basta un esame parassitologico
per escludere che il vettore parassitario sia un altro animale domestico
(cani o gatti eventualmente esistenti nell'edificio contaminato).
Dopo un pasto di sangue sul colombo, la femmina della zecca rilascia da
20 a 100 uova in crepe o fessure dei muri o dei pavimenti, in prossimità
dei nidi. Dopo circa tre settimane fuoriescono le larve che si attaccano
subito ai piccioni per 5-10 giorni. Terminato il pasto non restano più
attaccate all'ospite e si lasciano cadere. Dopo circa una settimana compiono
una muta, a cui segue Io stato di ninfa. La ninfa aggredisce l'ospite
solo di notte, per 1-2 ore. Dopo 3-4 mute, in circa due settimane, il
parassita è adulto, e si ciba una volta al mese, per circa 5-10 minuti
nelle ore notturne. Questo è il motivo per cui è praticamente impossibile
trovare il parassita sull'ospite, anche umano.
Il potere patogeno esercitato dalle zecche sull'uomo è legato alla presenza
di tossine salivari e degli escreti prodotti dalle ghiandole coxali nel
corso del pasto. Il morso della zecca (che misura circa 5-8 mm a digiuno)
può comportare, oltre che reazioni tossiche (7)
anche reazioni allergiche.
Questi parassiti possono infestare interi stabili e per debellarli sono
necessarie varie disinfestazioni per vari anni (8).
Ma paradossalmente, se questi parassiti sono già presenti nello stabile,
l'allontanamento dei colombi porta a una loro maggiore aggressività nei
confronti dell'uomo, dovuto proprio alla perdita dell'ospite principale
(9).
3. Normativa
L'unica normativa che s'interessa direttamente dei colombi è quella che
riguarda i colombi viaggiatori, contenuta nella vecchia 1. 13.12.1928,
n. 3086, la quale impone - fra l'altro - l'immediata soppressione di tutti
i colombi privi di contrassegno (artt. 6c, 11.2), e l'obbligo dell'autorizzazione
non solo per l'allevamento, ma anche per la detenzione (art. 2). Ma non
è stata la potenzialità pericolosa di questi uccelli a indurre il legislatore
a prescrivere il rilascio di un'autorizzazione, sebbene il pericolo di
corrispondenza segreta lesiva degli interessi degli Stati (10);
il che, nell'era di Internet fa veramente sorridere, e fa capire quanto
sia datata questa severa normativa.
I colombi viaggiatori sono anche gli unici colombi di proprietà privata,
ai quali si applica anche il disposto dell'art. 926/11 c.c..
Nessuna specifica disciplina, invece, esiste per i piccioni di città:
a) inapplicabile è il disposto dell'art. 7 D.C.G. 29.3.1928 in G.U. 118/28.
il quale prevede l'autorizzazione sanitaria - ai fini della lotta contro
le mosche - nel caso in cui si tenga, in città, un deposito di piccoli
animali a scopo industriale o commerciale, visto che nessuno alleva volontariamente
i piccioni per poi farne commercio.
b) Anche quando un regolamento di polizia urbana faccia divieto di tenere
animali domestici che arrechino incomodo o molestia al vicinato, s'intende
riferirsi a qualsiasi categoria di animali domestici veri e propri, per
i quali il codice civile detta gli artt. 925-926 (Cass. I, 24.4.1979,
n. 2314): non è possibile, quindi, invocare siffatta normativa contro
il condominio dove una colonia di piccioni abbia nidificato.
c) Analogamente sarebbero inapplicabili quelle norme regionali (es. art.
1 l.r. Veneto 22.5.1997, n. 15) che prevedono l'autorizzazione nel caso
di allevamento a scopo amatoriale od ornamentale di uccelli nati in cattività
appartenenti alla fauna selvatica, perché i piccioni crescono da sé, senza
che nessuno li allevi.
In realtà, dunque, nessuna norma impone una qualche regola a quello che
di fatto è un allevamento intensivo di colombi nelle città. Eppure qui
i piccioni vivono in colonie che variano fra 10 e più di 50 individui,
e la città può essere equiparata a un'enorme colombaia completamente trascurata
dai proprietari, i quali si limitano (dolosamente, o per negligenza) a
lasciare loro ampio approvvigionamento alimentare.
Ma chi è il proprietario di questi colombi?
Come si è visto, il piccione non può essere considerato animale domestico,
tale essendo solo l'uccello che ritorna spontaneamente, anche se lasciato
libero, nei ricoveri apprestati dall'uomo. Così fa il colombo viaggiatore,
che è quindi soggetto ad un diritto di proprietà privata.
I piccioni rientrano, a mio avviso, fra la fauna selvatica che appartiene
al patrimonio indisponibile dello Stato (art. 1.1 l. 11.2.1992, n. 157).
La legge tutela infatti come fauna selvatica ogni specie di uccelli dei
quali esistono popolazioni viventi stabilmente in stato di naturale libertà
nel territorio nazionale (art. 2), e i piccioni rientrano - al pari dei
topi, grazie all'incredibile velocità di moltiplicazione - fra gli animali
che, in poco tempo, sono riusciti a costituire popolazione stabilmente
vivente in stato dì naturale libertà nel territorio. Sennonché - mentre
il legislatore ha espressamente escluso i topi dalla disciplina della
legge sulla caccia (art. 2.2) - nessuna deroga ha previsto per i piccioni;
però non è neanche possibile cacciarli, sia perché non rientrano fra le
specie cacciabili (art. 18, 1. 157/92), sia perché la caccia dovrebbe
svolgersi in città, e quindi in luoghi vietati (art. 21.1 lett. a), e),
f), z)).
Non potendo essere il fenomeno contenuto con il prelievo venatorio, l'unica
strada percorribile appare quella del controllo sanitario.
L'ente deputato al controllo sanitario del colombo urbano è l'Usl (art.
14, 1. 23.12.1978, n. 833):
- sia che esso sia considerato appartenente alla fauna selvatica;
- sia che esso sia considerato animale inselvatichito.
Il controllo compete al servizio veterinario pubblico (v. ad esempio art.
29.1 lett. q) l.r. Lombardia 26.10.1981, n. 64 e, l.r. Lombardia 24.6.1988,
n. 34; art. 17.2 Lr. Veneto 9.12.1993, n. 50). Ma mentre il compito del
servizio veterinario è quello di prendersi cura delle buone condizioni
degli animali per prevenire le malattie che colpiscono la vita animale,
esso non ha competenza sui riflessi che il malgoverno degli animali possono
produrre sulla vita umana, sussistendo in tal caso la competenza del servizio
d'igiene pubblica.
L'Usl, dunque, è l'unico organo che può legittimamente intervenire a tutela
della salute pubblica contro l'eccessiva moltiplicazione dei piccioni.
4. Rimedi
La soluzione più corretta sarebbe quella di provvedere periodicamente
a disinfestazione parassitaria, prelievo continuo delle uova in eccesso,
con-trollo numerico e sanitario di ogni colonia, tenendo comunque presente
che un'azione di sfoltimento è efficace solo se accompagnata da una drastica
riduzione del cibo. Quello che concretamente si può fare da subito è:
A. 1) effettuare un'indagine sanitaria - a livello statistico - sulla
salute dei piccioni;
2) effettuare una corretta gestione dei rifiuti per togliere loro facili
fonti di nutrimento; B. 1) fornire un'adeguata informazione ai proprietari
e agli ammini-stratori degli edifici;
C. 1) modificare, se necessario, il regolamento comunale d'igiene affinché
sia:
a) impedita la nidificazione nei sottotetti e nelle pareti esterne degli
edifici;
b) vietata la somministrazione di cibo, salvo eventualmente eccezioni
in apposite aree e con persone autorizzate (11).
Si può ostacolare la nidificazione mediante alcuni semplici accorgimenti,
che possono essere ordinati dall'autorità sanitaria qualora il regolamento
locale d'igiene impedisca la nidificazione:
- chiusura di qualunque intercapedine o cavità non necessaria e risanamento
dei tetti con riposizionamento delle tegole rimosse;
- apposizione di griglie e reti a tutte le aperture di aerazione dei sottotetti
non abitabili; - apposizione di sbarramenti con reti a maglie fitte di
fori di aerazione nei solai o vespai con intercapedine ventilata;
- installazione di reti a maglie fitte agli imbocchi di canne di aspirazione
e di aerazione forzata;
- apposizione di appositi respingitori su cornicioni, tettoie, gronde
e altre strutture sulle quali i piccioni si posano abitualmente.
Le reti, che devono essere trattate per resistere ai raggi ultravioletti
e agli agenti atmosferici, devono essere poco visibili per non interferire
col decoro architettonico dello stabile. I respingitori possono essere
meccanici (12) o elettrostatici (13)
capaci di far allontanare il piccione senza ferirlo.
Qualora fosse necessario accedere alle strutture utilizzando piattaforme
aeree o autoscale, il comune potrebbe rinunciare alla tassa comunale sì
da andare incontro ai proprietari dal punto di vista economico, posto
che l'intervento non viene svolto ad esclusivo interesse di quello stabile,
ma di tutta la cittadinanza. Sarei contrario ai repellenti chimici (14)
sia per l'inconveniente di avere un'efficacia limitata nel tempo e collegata
agli agenti atmosferici, sia perché potenzialmente lesivi per altri volatili.
Per concludere, non mi resta che sottolineare la stranezza di questa carenza
legislativa (15) in un settore che
tocca da vicino, ogni giorno, gran parte della popolazione urbana.
Note
(*) Magistrato della Corte di Cassazione.
(1) Art. 18.1 lett. a) e lett. b) 1. 11.2.1992, n. 157
(legge stilla caccia).up
(2) 11 benessere dell'animale sembra essere oggi una misura
nobile e obbligata, che si è tradotta, ad es. nel settore dci cani, nel
divieto di sopprimere quelli randagi se non pericolosi o gravemente ammalati
(art. 2.6 1. 14.8.1991, n. 281), anche se poi li si abbandona in un canile
fino alla morte. Fra l'altro, l'art. 3 della l. 157/92 vieta in tutto
il territorio nazionale ogni forma di uccellagione e di cattura tu uccelli,
nonché il prelievo di uova, nidi e piccoli nati. La differenza fra uccellagione
e cattura non sta nell'uccisione, ma nell'impiego di qualsiasi mezzo,
impianto, metodo di cattura o di soppressione, in massa, oppure non selettivo,
oppure che possa portare localmente all'estinzione della specie (Cass.
III, 12.3.1997, n. 2423). up
(3) 1 dissuasori ottici, di materiale plastico, sono sostanzialmente
degli spaventapasseci e riproducono le sembianze dei nemici naturali dei
piccioni (quali il falco, la taccola e il corvo). In effetti, nelle ciità
dove si vedono molti corvi non esiste il sovraffollamento dei colombi.up
(4) I dissuasori acustici sono stati utilizzati a Roma,
invasa in certi periodi dagli stornelli. Ma, a parte il momentaneo allontanamento
degli stormi, non sembra che l'effetto duri a lungo.up
(5) Per microrganismo s'intende un individuo animale o
vegetale visibile solo con l'aiuto di un forte ingrandimento. Patogeno
è il microrganismo capace di provocare rnalattie. Si pensi alla salmonella.
up
(6) Trattasi di un parassita che, a digiuno, misura circa
5 mm, e che dopo il pasto assume quella caratteristica forma appiattita
e rigonfia.up
(7) Si sta studiando attualmente anche la possibilità
clic questa zecca sia agente vettore per la malattia di Lyme (la cd. malattia
del forestale che vive nei boschi). La sintomatologia della malattia di
Lyme è data da un eritema che si sviluppa in 2-30 giorni, accompagnandosi
a spossatezza, brividi, cefalee . Segue un secondo stadio con dolori ossei
e muscolari. Un terzo stadio comporta l'instaurarsi di artrite.up
(8) La disinfestazione è l'operazione avente per scopo
la distruzione di insetti o altri animaletti nocivi. Nel nostro caso essa
va ripetuta almeno quattro volte all'anno, per almeno due-tre anni. La
disinfestazione si distingue dalla disinfezione che è, invece, l'operazione
avente per scopo la distruzione di germi patogeni.up
(9) Scgnalazioni di appartamenti invasi da questi parassiti
sono sempre più frequenti. Il morso può portare a reazioni allergiche
di varia entità, e - nel raro caso di shock atìafilattico - anche alla
morte. A Milano, nel 1991, è stato segnalato un caso mortale (v. causa
civile n. 7014/96, Pretura di Milano). up
(10) A. Cademartori, Colombi in viaggiator, in Enciclopedia
del diritto, p.458. up
(11) Si pensi, ad es. a Piazza 5. Marco a Venezia dove
i piccioni sono, per tradizione. un'attrattiva turistica.up
(12) Essi consistono in bande plastiche di poliestere
su cui sono inserite delle astine flessibili in acciaio inox. Queste bande
vengono fissate con viti o silicone. Non hanno azione lesiva, ma solo
disturbante. up
(13) Essi consistono in profilati inox su supporti di
plexiglas che fungono da elettrodi conduttori, e sono collegati a un generatore.
Gli impulsi sono ad alta tensione, ma a basso amperaggio, con corrente
continua a 12V. Basta un accumulatore all'interno dello stabile per garantirne
il funzionamento anche in assenza di luce per svariati giorni. up
(14) Vengono spesso usate cartucce di polibutene, sufficienti
ognuna per trattare circa un metro quadrato di superficie.
up
(15) Esistono, invece, spesso leggi specifiche per i gatti
e i cani: vedi, ad es. l.r. Veneto 28.12.1993 n. 60 (art. 16: i gatti
che vivono in stato di libertà sul territorio sono protetti. Per favorire
i controlli, numerici e sanitari sulla popolazione felina, i presidi veterinari....)
up
